Ma chi PORTA 2 amici, avrà il 10% DI SCONTO!!!

Ci piace stare in compagnia, lo sapete, e quest’anno abbiamo pensato a che cosa possiamo offrire ai nostri amici oltre ai buoni piatti saporiti, e alla bella compagnia che già si sono scelti. Beh, di questi tempi, lo sconto è sempre gradito!

Quindi carissimi amici amanti della zucca e dei nostri famosi cappellacci, venite in compagnia, scegliete liberamente quel che più piace mangiare e alla cassa, per ogni conto con almeno 3 coperti, vi facciamo uno sconto del 10%.

Buon appetito!

Coupon-conto10-zucca-sancarlo

 

Domenica 15 dicembre non prendete impegni per pranzo!

Presso la Sala Polivalente di Casumaro (Fe) in occasione della maratona Telethon, grande pranzo di beneficenza, promosso da Telethon sez. Ferrara, in collaborazione con 5 sagre e con l’Istituto Vergani Navarra.

Informazioni e prenotazioni al numero 348 2655703.

 

Le sagre presenti sono:

Sagra della Zucca e del suo Cappellaccio di San Carlo

Sagra della Lumaca di Casumaro

Sagra del Tortellino tipico di Reno Centese

Sagra del Tartufo del Bosco della Panfilia di Sant’Agostino

Sagra della Salamina da Sugo al Cucchiaio di Madonna Boschi

 

Menù:

Lumache all’olio con mix di verdure e formaggi di Casumaro

Sformato di spinaci con tartufo con fantasia di salumi al tartufo di Sant’Agostino

Tortellini in brodo di Reno Centese

Cappellacci di zucca al ragù di S. Carlo

Salamina da sugo con purè di Madonna Boschi

Fantasia di dolci del territorio (quali tenerina, nocciolino, zuppa inglese, torta tagliatella, ecc)

Ad ogni portata l’istituto Vergani Navarra abbinerà un vino.

 

Costo per persona € 25,00

Il ricavato andrà in beneficenza.

Orario di inizio del pranzo: 13.00

I posti sono limitati e solo su prenotazione al numero 348 2655703.

 

La Sagra della Zucca e del suo Cappellaccio poteva mancare per la festa più buona dell’autunno?

Certamente no! Per questo da venerdì 1 a domenica 3 novembre ci trasferiamo al mare, presso il Camping Florenz a Lido degli Scacchi (Comacchio – Ferrara), per una tre giorni all’insegna del gusto e della tradizione.

Orari di apertura

Venerdì 1 novembre: solo a cena.

sabato 2 novembre: pranzo e cena.

Domenica 3 novembre: solo a pranzo.

Informazioni

www.campingflorenz.it

tel. 0533 38 01 93

Viale Alpi Centrali, 199 44020

Lido degli Scacchi – Comacchio (Ferrara).

Menù

Primi Piatti

Cappellacci di zucca (al ragù, burro e salvia, noci e marsala, al tartufo)
Tris di cappellacci (ragù, burro e salvia, noci e marsala)
Tortellini della nonna (panna, ragù, tartufo)

Secondi Piatti

Grigliata mista di carne con patate (coppone, salsiccia, pancetta, costina)
Salsiccia & patate
Scaloppine zucca e balsamico

Trionfo di formaggi e zucca
Tortino di zucca con erbette e tartufo
Piadina di zucca con salsiccia & zucca fritta

Contorni

Patatine fritte
Insalata mista
Zucca fritta

Dolci a base di zucca e non.

Per chi ama la zucca tutto l’anno ricordiamo che a Ottobre potrete gustare piatti prelibati dai nostri amici della

Festa della Zucca di Sernaglia della Battaglia (Tv).

Per info e contatti:
Pro Loco Sernaglia della Battaglia
Cell. 335 6039967 – Fax 0438 861112
e-mail: confezioni.dueag@tin.it

[button link=”http://www.deliziedautunno.tv/download/prog-sernaglia-festa-zucca-2013.pdf” linktarget=”_blank” align=”center” bgcolor=”#e85c10″ hoverbgcolor=”#b54b16″ hovertextcolor=”#fafafa” textcolor=”#ffffff” size=”medium”] Leggi il programma 2013[/button]

 

Quest’anno la Sagra di San Carlo ha deciso di proporre due novità che siamo certi apprezzerete: Porchetta e Gramigna con costine di maiale.

Sua maestà la Porchetta, vero trionfo di convivialità, è stata introdotta come nostra risposta alla crisi e al conseguente desiderio di tornare a piatti unici semplici e popolari.
Vogliamo che tutti, ma proprio tutti, possano venire a mangiare alla sagra, divertirsi e stare insieme. E’ questo lo scopo della nostra associazione e del nostro lavoro!

La seconda proposta, Gramigna con costine di maiale, vi sorprenderà: l’abbinamento di un primo e di un secondo piatto certamente stuzzicherà curiosità e appetito dei tanti buongustai frequentatori della sagra.
E dopo gli assaggi… vogliamo sapere il vostro parere quindi non esitate a postare i vostri commenti sulla nostra fanpage di Facebook!

Scoprite qui tutto il menù della Sagra.

 

“Tortelli tortelli,
cosa squisita
voi date la vita;
il mondo non ha
di voi ne averà
conforti più belli
tortelli, tortelli.”
Così vengono esaltati i tortelli nelle settecentesche ricette di Giovan Battista Fagiuoli.
Se è vero che i caplaz ferraresi trovano la propria consacrazione nei banchetti rinascimentali è pur vero che i loro progenitori tortelli e ravioli sono già presenti nel Medioevo quando inizia a diffondersi il modello alimentare della pasta ripiena che sarà una caratteristica distintiva delle minestre di area padana. Etimologicamente raviolo sembra derivare da raveggiolo, un formaggio utilizzato nell’impasto. Nel XV secolo tortelli e ravioli saranno presenti nei manuali di cucina sull’intero territorio nazionale. Già nel Trecento però fra le possibili varianti troviamo la zucca. Nel Liber de Coquina di un anonimo autore della prima metà di quel secolo si trova la ricetta per fare “tortelli di zucche di Quaresima”.

“Togli zucche secche e ben lesse e mandorle monde e ben peste e quantità d’erbe olienti e ben peste con queste cose: e buono olio e spezie e con questo battuto fa tortelli piccoli, friggili e polverizzali di zucchero”.

(Da “Favolosa Zucca” di Giuliana Berengan)

Origini e storia dei cappellacci di zucca ferraresi protagonisti nei banchetti estensi ed illustri rappresentanti del connubio rinascimentale fra dolce e salato

Correva l’anno 1557 quando Giovan Battista Rossetti entrò al servizio del duca di Ferrara Alfonso II d’Este in qualità di scalco, un incarico particolarmente importante che gli assegnava il compito di organizzare e soprintendere al grandioso rituale del banchetto. Ferrarese di nascita, espertissimo “ad ordinare banchetti all’italiana e all’alemanna, di varie e bellissime invenzioni e desinari e cene familiari per tutti i mesi dell’anno” al suo nome sono legati i “tortelli di zucca con butirro” ovvero gli antenati dei cappellacci: a loro è dedicato un capitolo del suo trattato Sullo Scalco edito nel 1584.

L’opera non contiene vere e proprie ricette poiché era compito del cuoco, una figura di rango inferiore rispetto alla scalco, dosare gli ingredienti.

Ci offre invece interessanti indicazioni sull’andamento stagionale dei cibi, sulle circostanze ed il rango dei fruitori. Così apprendiamo che i tortelli sono una presenza ricorrente nei menù nobiliari da agosto fino a gennaio. Fanno eccezione quelli della Quaresima, un particolare che sottolinea l’originalità dei cappellacci ferraresi rispetto all’usanza di altre città italiane di inserire i tortelli di zucca nei menù di magro o penitenziali.

La zucca raccolta ad agosto e lasciata poi maturare al sole fino a novembre si conservava fino a gennaio, ma poteva essere utilizzata tutto l’anno grazie all’arte della conservazione: tagliata a fette o intera veniva fatta essiccare.

 

 

Alfredo Cattabiani nel suo Erbario pone la zucca fra le piante “che contengono sublimi misteri”. La zucca ripiena di molti semi fu considerata sin dall’antichità, Occidente come in Oriente, un simbolo di fecondità e di rinascita, di prosperità ed abbondanza.

La velocità con cui cresce e le dimensioni che può raggiungere in breve l’hanno associata ad una sorta di magia che trova la sua espressione nella favola di Cenerentola. Svuotata e trasformata in una splendida carrozza dalla bacchetta della fata, è l’allegoria del passaggio ad una nuova condizione di vita: dall’oscurità alla luce, dalla tristezza alla felicità.

Il valore simbolico della trasformazione della rinascita si ritrova anche nelle zucche che oggi caratterizzano la festa di Halloween, che si celebra nella notte tra il 31 ottobre ed il 1 novembre. Questa è in realtà la data che fra i Celti segnava il Capodanno ossia il passaggio per eccellenza da una vecchia ad una nuova condizione.

I Cinesi la chiamavano “l’imperatore dei vegetali”, il primo fra gli ortaggi. Il loro antenato mitico anziché sull’arca come Noè si salvò dal diluvio grazie ad una zucca. I Greci la ponevano nelle tombe come viatico che avrebbe aiutato a rinascere ed a salire in cielo. I semi della zucca si consumano all’equinozio di primavera che segna il passaggio all’uscita dall’inverno. Un mito indocinese racconta del diluvio che distrusse l’intera umanità ad eccezione di due giovani che si salvarono su una zucca: dalla loro unione ebbero origine le razze umane. Nell’ XI secolo i medici di Baghdad compilano il  Tachuinum Sanitatis che avrà grande diffusione nel Basso Medioevo. Uno di questi scienziati parlando della zucca, la definisce secondo i canoni della medicina medievale degli umori, di natura fredda e umida in secondo grado. Le migliori sono quelle fresche e verdi. Hanno la proprietà di mitigare la sete.

Il naturalista bolognese del Trecento Pietro De Crescenzi concorda sulla capacità della zucca di mitigare il calore e la consiglia dunque a quanti sono di “natura calda” come i collerici.

Per loro è ottima se col sugo di mele cotogne o delle melograne si dia o con agresto o con aceto di melograne.

Bartolomeo Sacchi, autore del primo trattato a stampa di cucina, nel 1487 la descrive così

Per lo più panciuta, meno spesso la forma di serpente. Nasce in terreni umidi e se e sta sospesa liberamente in alto. Dicono che qualche zucca sia arrivata a misurare fino a nove piedi di lunghezza. I medici dell’antichità affermavano che la zucca è acqua congelata:la sua natura è infatti umida e fredda.

Da lui apprendiamo inoltre il metodo usato dai contadini per conservarla.

Quando le zucche sono ancora tenere, le sbucciano, le tagliano a fette a guisa di serpente e le fanno essiccare per usarle come alimento durante l’inverno.

Nel 1596 a Venezia appare la traduzione della Historia naturale e morale delle Indie scritta dal gesuita Gioseffo Di Acosta. Qui troviamo notizie sulle zucche d’India:

…una mostruosità della sua grandezza che gli indios chiamano capellos la cui polpa di mangia specialmente per Quaresima cotta a lesso o in minestra. Mille sono le differenze di queste zucche, alcune sono così difformi di grandezza, che lasciandole seccare si fanno dei canestri per mettervi il restante pasto;degli altri piccoli si fanno vasi per il mangiare o il bere.

 

(Da “Favolosa Zucca” di Giuliana Berengan)